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Sapevate che il 3% circa del peso del nostro corpo, è imputabile ai batteri che lo popolano? E che un centimetro quadrato della nostra pelle ne ospita fino a un milione? Infatti un insieme di microrganismi, i cosiddetti “batteri buoni”, convivono all’interno del nostro organismo senza danneggiarlo. Inoltre, più di 500 specie si trovano sulla nostra pelle, svolgendo un importante compito di difesa immunitaria.
Non sempre i batteri sono quindi dei nemici, anzi a volte sono dei veri e propri alleati per la nostra salute. Oltre alla comunità batterica intestinale, che rappresenta un ruolo fondamentale per i nostri processi metabolici, sembra proprio che, alcuni batteri presenti sulla nostra pelle, possano portarci grandi benefici.

 

La scoperta del team di Rolf Lood

Questa è la scoperta del team di Rolf Lood della Lund University in Svezia, pubblicata su Scientific Reports, che ha individuato un nuovo enzima che presenta delle capacità antiossidanti, prodotto da Propionibacterium acnes. Non è un caso che si chiami proprio in questo modo: si tratta infatti, del primo batterio scoperto su un paziente affetto da una grave forma di acne. Eppure, nonostante venga associato a diversi problemi di natura dermatologica, non esiste la certezza che ne sia davvero la causa. I batteri della pelle sono esposti a molti fattori ambientali di stress, tra cui i più pericolosi sono i radicali liberi (ROS).

I radicali liberi

Quest’ultimi sono prodotti dall’esposizione ai raggi UV e tendono ad ostacolare la funzione del Propionibacterium acnes, che si difende da questo stress ossidativo grazie a RoxP, la proteina scoperta dal team di Lood, coinvolta proprio nelle attività di ossido-riduzione. Infatti, incubando in laboratorio la proteina purificata con radicali liberi, i ricercatori hanno osservato la capacità antiossidante di RoxP, che ha ridotto la concentrazione di ROS in modo sorprendente. Per studiarne invece il ruolo biologico, sono stati messi a confronto un ceppo normale e uno da cui, è stato rimosso il gene che codifica per l’enzima RoxP. Quale dei due riusciva a proteggere le molecole dall’ossidazione? Si è visto che solamente il ceppo “normale” è stato in grado di stabilizzarla e limitarne la degradazione.

RoxP, essenziale per l’enzima Propionibacterium acnes

Durante la terza fase della ricerca è stata confermata l’importanza di RoxP per la sopravvivenza di Propionibacterium acnes. In condizioni aerobiche infatti, il ceppo mutante, privo dell’enzima, cresceva molto più a rilento e dopo alcuni giorni di incubazione, era stato decimato. Questa convivenza produce dei benefici per l’uomo che però dovranno essere indagati ulteriormente. Bisognerà comprendere come mai l’enzima Propionibacterium acnes, è presente sia su persone sane che su persone affette da problemi dermatologici, e in quantità che variano.

Il futuro della ricerca

Questa ricerca oltre ad aver individuato un enzima extracellulare batterico con proprietà antiossidanti, è sicuramente un ottimo punto di partenza per le ricerche oncologiche. Come sottolinea lo stesso dottor Lood, un progetto che è già in cantiere, metterà a confronto pazienti in una condizione pre-cancerosa e un gruppo di controllo sano, per verificare se ci sia qualche connessione fra lo stadio della malattia e la quantità di RoxP presente sulla pelle. La ricerca tenderà a testare le potenzialità di questo enzima antiossidante, come vera e propria protezione per la pelle contro i raggi UV e quindi rallentare l’invecchiamento cutaneo. Nel caso in cui i risultati saranno positivi, potrà essere utilizzato per la produzione di creme solari più funzionali e utilizzato come sostanza chiave per trattare la psoriasi e le dermatiti atopiche.